lunedì 20 febbraio 2012

Get Some Go Again


Nel mezzo del cammin di una settimana strapiena di San Qualcosa che o non mi interessavano o non erano per me, mi sono ritrovato in un’isola di salvezza che ha rimesso tutto in prospettiva. Non sto qui a tessere lodi sperticate di Henry Rollins (che comunque le meriterebbe sempre) o a entrare nel dettaglio dello spettacolo, ma solo perché ne avevo già parlato ai tempi di Dublino (cazzo, sto invecchiando). Mi limito a qualche constatazione sparsa.

Tipo che lo schema dello show è sempre simile: aneddoti della sua vita recente e passata (tempi dei Black Flag per intenderci), un po’ di considerazioni di carattere politico, ampio spazio alle esperienze di viaggio. E il mix di argomenti seri e ironia che lo rende magnetico. 

Tipo che era la prima volta che si presentava in Italia col suo spoken word e non per suonare dal vivo. E che eravamo 100 persone a vederlo, a star larghi coi conti. A parte il fatto che praticamente ci conoscevamo tutti (sempre le solite facce) e che quasi metà sono entrati con l’accredito, ho come l’impressione che sia stato un bagno di sangue economicamente e che lo spoken word di Rollins in Italia non lo vedremo mai più. Oh certo, potrei anche fare il figo e sottolineare come noi 100 illuminati ci battiamo contro la tirannia della mediocrità mentre milioni di italiani sono attaccati alla tv a guardare San Qualcosa, ma sarebbe una puttanata talmente grossa che perfino io non sono così snob.

Tipo che ha ripetuto solo UN argomento dei mille che aveva toccato quattro anni fa (cazzo, sto invecchiando): ovvero la ‘gita’ a Islamabad proprio quando la Buttho era stata assassinata. Questa volta l’ha solo accennato, giusto per dare un’idea di cosa gli dica il cervello insomma, senza lanciarsi nei dettagli.

Tipo che nel corso delle due ore e mezza di monologo c’è stato un solo concetto che ha ribadito più volte: ovvero che il cambiamento è adesso ed è tutto sulle spalle delle giovani generazioni che erano in platea (grazie della stima Henry, ma ‘giovani’ mi pare esagerato… cazzo sto invecchiando). E che il cambiamento non deve venire dall’alto, ma si manifesta a livello locale: nell’attenzione al proprio piccolo mondo e alle persone che ci circondano e ne fanno parte. Ottimismo sfrenato, ma ci ha convinti tutti.

Tipo che non so come faccia, ma il buon Henry è diventato quasi un animale sociale, a sentirlo. E’ sempre stato intelligente, acuto osservatore e discreto narratore, ma nel corso degli anni ha sviluppato un senso di empatia che prima sembrava assente dai suoi lavori. Magari è pure diventato meno scontroso coi giornalisti che lo intervistano?? Ummm. Naaaaaa!

Tipo che Henry Rollins è lì su un palco a 51 anni che sprizza ottimismo, energia e voglia di fare mentre io che ne ho 17 di meno sembro suo nonno e contemplo il cosmo con cinismo e rassegnazione. Cazzo, sto invecchiando.

venerdì 17 febbraio 2012

Odio avere ragione

Ange:
vedo che cosa stai facendo.....bravo bravo, no ma fai pure "io-non-so-come-si-usa"
Io:
‎...
ce l'hai coi miei pin, EH?
tsk
A:
tzè
Io:
tutta invidia!
A:
infatti
ancora non ho avuto tempo
Io:
la famosa invidia del pin

giovedì 16 febbraio 2012

If we have to go out, we'd better go out rocking

No, così per dire.

(da www.killingjoke.com)

The album’s key is the end of times, an age of flux, a shift in consciousness…
“I can’t see the point contemplating extreme life extinction – it’s good for nothing. It’s nihilism in the absolute even considering it.” – Jaz Coleman
This kind of thinking sets the tone for this powerful record, with 2012 and the state of flux the key issue…
“It’s in many different calendars – the great unveiling, the sky and the earth coming together. It’s a significant date. In the autumn, there is a major planetary alignment, and on that day I’m doing this rock festival, ‘A Party At The End of The Earth’, which is going to be in New Zealand. Everything is speeding up. It’s not just our minds shrinking. We are heading towards the Eschaton and no-one really knows what’s going to happen.”
The album reflects this dark vision, but Jaz Coleman sees the great change in a more positive light – the dawning of the Age Of Aquarius…
“All the remote viewers I know, myself included, cannot penetrate beyond. This year is about getting our collective dreams in order, restoring the biosphere, the idea of well-being as opposed to economic growth, the idea of partnership and co-creation with fellow human beings, moving away from national boundaries and more towards what Schiller and Beethoven were saying in some of their work.”
The album’s themes are political, anti-capitalist and forward-looking…
“If we can concentrate on what it can be, the dream of clean streams, of re-forestation, of permaculture, of disengaging all the banks – identifying all the majority shareholders of the top 100 corporations and dismantling them. If we start dreaming of a fairer system and defining what an elite should be – an intellectual powerhouse and not international bankers.”
Jaz laughs that wild laugh and stares.
“This is what I’m touching on with the songs; ‘Fema Camp’ is about the concentration camps they have been building in America; ‘Corporate Elect’ needs no explanation; ‘Rapture’ is the way I perceive a Killing Joke concert – it’s a spiritual experience for myself to get into that state of grace… music is the theme of mantra. I’m not into organised religion at all, but I’ve always liked what Fela Kuti did in Nigeria, playing music like it was a temple. Maybe we will evolve into a time where we will be performing for ritualistic and spiritual reasons alone and not for monetary reasons?”
“There’s a song called ‘On All Hallows Eve’, which is about my belief in ancestor worship, backed up by quantum theories that there is no death. You only ever remember the time-line that you are alive in – you can’t remember being dead because you never were. ‘Colony Collapse’ is about what’s happening, what’s going on out there. ‘Poleshift’ is the first track on the album and about the potential polar shift of the earth’s magnetic field, its erratic behaviour, and also the polar shift that will be needed.”

martedì 14 febbraio 2012

Aorte

a heart full of roses and painted wings
thorns rip my heart out, so loud
incomplete I stumble into you
glass broken like me
blood in my eyes I cannot see
myself fall into you
blood in my eyes and now I realize
I have fallen into you


feathers came from your shoulder blades

covered wings unfurl
your human features disappear
human wings unfurl
you
come unseen
as a guide
to stay by my side
you
come unseen
come as a guide
to stay by my side
black feathered wings unfurl
touch, touch the ground
human features disappear
you arise to shine

and I fell into you

and I fell into you
you led the way when I trusted in you
then went away, I held onto you
you led the way
then went away, I held onto you

led the way, I trusted in you

then went away, I held onto you
through the fire, I trusted in you
through death, I trusted in you
led the way, I trusted in you
then went away, I held onto you
through the fire, I trusted in you
I don't know why I trusted in you 

(the beginning...)


sabato 11 febbraio 2012

Te lo do io il 3D

Col mio solito, ineccepibile tempismo snobistico 'se-ne-parla-troppo-quindi-non-mi-interessa', ieri sera per la prima volta ho visto un film in 3D al cinema. Ci sono voluti solo 3 anni. E' successo per caso, tra l'altro, visto che non avevo idea che il film in questione, 'Hugo Cabret' di Scorsese, fosse in 3D. Giusto per dire che sì, beh, insomma, FORSE era un po' eccessivo il mio incrollabile pregiudizio sul fatto che in 3D facessero solo roba da bambini o dove esplodono cose senza un necessario filo logico - ho detto FORSE eh, non allarghiamoci troppo. O magari l'ho fatto solo per prepararmi ad entrare con un lanciafiamme dentro il cinema 5D di qualche post sotto all'urlo 'PUBBLICITA' INGANNEVOLEEEEEEEE ORA NE HO LA CERTEZZAAAAAAAA' e fare un po' di giustizia sommaria contro gli ideatori di sta vaccata. Ma sto divagando.

 I film 3D nel mio immaginario
(questo però potrebbe essere un capolavoro vero)

Il 3D, dicevo. In certi frangenti è strabiliante. Ci sono momenti che ti lasciano letteralmente a bocca aperta. Dipende dal tipo di scene, dalle inquadrature, dagli elementi della scena, presumo. Fatto sta che mentre mi immaginavo di vedere in 3D certe scene di Battlestar Galactica, per sparare un nome, ho avuto reazioni corporee di gioia che non sarebbe bello descrivere qui. Dall'altro lato mi ha un po' deluso il fatto che tra questi momenti sorprendenti il resto fosse semplicemente 'normale', come vedere un semplice 2D. Immagino che non si possa pretendere molto di più, almeno per ora.

E il film? Ottimo, devo dire. Scorsese da qualche anno non ne sbaglia una, a quanto pare. E' una sorta di fiaba, praticamente: niente di sorprendente a livello di sceneggiatura e trama, ma il tutto è girato con una sensibilità tutt'altro che banale e con alcuni momenti veramenti di grande raffinatezza. Ci sono i sogni e il tema dell'identità (intimamente connessi, nella pellicola), c'è l'idea del tempo che può distruggere le illusioni, ma non cancellare l'essenza di ciò che si è. E' una sorta di dichiarazione d'intenti: un omaggio al cinema e alle sue stagioni e, sotto sotto, forse anche un cenno biografico, come se Scorsese volesse sottolineare che possono cambiare i ritmi e i mezzi del cinema, ma il suo nucleo pulsante e la passione di chi ci si dedica non mutano. Veramente notevole.

Ultimamente ho anche visto un altro film che mi ha sorpreso - e no niente 3D, è già tanto se arriva a 1,5. Si intitola 'The Story Of Anvil'. Mi era completamente sfuggita la sua uscita (2008) e quando me ne hanno parlato mi immaginavo qualcosa tipo Spinal Tap. L'ho guardato comunque, forse perché ricordavo un'intervista telefonica che feci anni fa col leader della band e che mi aveva colpito per l'autenticità che sprizzava. Gli Anvil sono, per l'appunto, una band canadese. Di heavy metal. A loro modo un nome storico, nel senso che sono in giro dalla notte dei tempi. Non mi piacciono e ritengo siano secondari nella storia della musica (anche solo quella pesante) - e sto usando un eufemismo. Il film ripercorre qualche anno della loro esistenza recente, fatta di stenti, disavventure, disorganizzazione e di enorme, incrollabile passione. Un inno all'autenticità, appunto. Quello che colpisce soprattutto, però, è l'incredibilità umanità che emana dal film. Ci sono non solo gli aneddoti divertenti e i personaggi improbabili, ma anche momenti toccanti come non ti aspetteresti mai. Ne esce un ritratto bellissimo e intenso - e quella sorta di lieto fine con cui si chiude ti riempie il cuore. Anche i metallari più veraci ne hanno uno, a quanto pare. E anche questa, a suo modo, è una bella fiaba.


PS: 'Avatar' però no. Non mi avrete mai. Come 'Harry Potter'.

giovedì 9 febbraio 2012

Stones from the sky

Once is enough, trial is alone. Grace fall into us.
All through the night, Father I crawled.
Sun of my soul be revealed. Walking amongst the stones
from the sky, feeling their rhythm wash over me.

Rite of this waring god. Destructive, alive, frees you now.

Rivers of fear, don't you know? Vigil of faith stills you now.
You've been shown over and over, don't you know?
You've been shown over and over, don't you know?


E' che ci sono momenti nei quali certe canzoni parlano direttamente a te
(e che sia uno dei miei pezzi preferiti degli ultimi 10 anni è un dettaglio)