Il sito del corriere ci informa che Starbucks, la multinazionale statunitense delle caffetterie, non aprirà in Italia dopo aver messo radici in 43 paesi nel mondo. Questo perchè 'gli italiani sono fissati sulla caffeina, scrive Adrian Michaels, e amano i loro baristi’ per dirla in maniera romantica, o meglio perchè 'la catena in Italia incontrerebbe una concorrenza serratissima (quale non esiste in nessuna altra parte del mondo) senza poter offrire prezzi competitivi'. Insomma, a livello di qualità non si può competere e a livello di costi men che meno, considerato che bisognerebbe ripensare la gamma di prodotti per cercare quanto meno di avvicinarla al gusto degli italiani. Deo gratias. La cultura e le tradizioni sconfiggono la multinazionale 2 a 0 e non c'è stata partita. La notizia in realtà per un italiano può sembrare quasi scontata (ci saremmo semmai stupiti del contrario), ma a pensarci bene è come se Mc Donald's andasse in Giappone e la gente continuasse a preferire il sushi o se la Chiesa levasse le tende dai paesi andini perchè i locali continuano a preferire la Pachamama e le croci andine alla Madonna e al crocifisso. Insomma, la faccenda si fa interessante. Ancora più succulenta se si considera che la catena ha dichiarato che «se non siamo in Italia è per una questione di umiltà e rispetto. Non perché l’Italia non sia una priorità strategica». E ora avanti con lo slow food, please!
Più Starbuck
e meno Starbucks

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