sabato 23 febbraio 2008

Musica per vecchi animali


Ho dei gusti musicali bizzarri. Solitamente quando me lo si chiede sintetizzo con ‘ascolto musica di merda’. Che in parte è vero. Ma non è solo questo.
Si tende a dividere la musica per macro categorie: anni, generi, correnti, scene. Utile al consumatore per orientarsi indicativamente, e ai reparti marketing per rifilare prodotti quasi a scatola chiusa (e se in passato ci si limitava a cercar ei prodotti aka gruppi per soddisfare delle esigenze, ora l’industria crea su misura i gruppi e le tendenze… ma questo è un altro discorso a cui dedicherò prima o poi un altro post). Louis Armstrong sosteneva che la musica si divide solo in buona e cattiva. Frank Zappa non distingueva proprio: “talking about music is like fishing on architecture”. Io non mi riconosco completamente in nessuna di queste categorie. La musica può avere molti significati e utilizzi: può essere relax, può farti muovere il culo, può essere divertimento o sfida alle percezioni. Può essere leggera e farti canticchiare sotto la doccia, ma può anche richiamare scenari terrificanti (‘tempi di ferro necessitano di una colonna sonora d’acciaio’ sostiene un mio amico), può essere catarsi, può rappresentare un rituale o solo divertire. Insomma, non si può parlare di entropia su una base pop, così come difficilmente sarà efficace una canzone d’amore con sottofondo grindcore.
La mia collezione di CD e vinili, per quanto ora sia stata mutilata e suddivisa dal trasloco in terra irlandese, vede gli Autechre vicini agli Ac/Dc, i Beatles non distanti dai Brutal Truth, Miles Davis che si accompagna ai Dub Trio. Musica per ogni evenienza e ogni necessità insomma. Il che non vuol dire che mi piaccia tutto: quasi un decennio da giornalista musicale mi ha reso estremamente selettivo ed esigente. Ok, forse non è una deformazione professionale… diciamo che la professione ha accentuato questo carattere per quanto riguarda la musica. Come nella vita, anche nella musica non sopporto la superficialità. Al di là di quale sia l’utilizzo che voglio farne in un dato momento, ci sono canzoni-gruppi (e generi: morte allo ska e al pop-punk) che mi irritano per quanto sono prevedibili e vuoti. I Motorhead non sono sicuramente dei filosofi, ma hanno un loro perché e centrano pienamente l’obiettivo, tanto per fare un esempio. Amo chi supera i confini, innova, sperimenta, stupisce e va oltre le barriere della realtà musicale che lo circonda – il che vuol dire abbraccia di tutto, dal jazz all’estremo. Mi piace andare a scoprire perché i classici sono considerati tali e perché certi gruppi hanno dato il via inconsapevolmente a scene e generi. Adoro scovare nell’underground quei gruppi che non avendo interessi commerciali, possono permettersi di lasciare libero sfogo alla creatività e all’esigenza di dire qualcosa di personale e nuovo.
In realtà ci sono certi tipi di musica che mi attirano più di altri. Sono quelli che ‘parlano d’altro’, quelli che trascendono la dimensione musicale e vanno oltre, quelli dove il totale è infinitamente maggiore della somma dei singoli elementi perché riescono ad evocare sensazioni/scenari/intuizioni superiori. E’ la musica intesa come Platone intendeva il mito, un mezzo per trascendere l’oggettivo e arrivare a intuire ciò che non è razionalizzabile. I Sunn 0))) visti dal vivo, ad esempio, sono quanto di più vicino ci possa essere un’iniziazione sciamanica: non sono melodici, non sono ascoltabili, non sono ballabili, si concentrano sull’utilizzare distorsori e ampli per colpire nelle ossa e farle tremare, far risuonare i chakra bassi, evocare i mostri dell’inconscio. Sono Lovecraft messo in musica e non è un caso che alcuni ignari spettatori si ritrovino a volerne fuggire, mentre chi accetta di sottoporsi al rito si ritrova piegato e quasi sofferente. Un discorso simile può essere fatto per i Killing Joke o per i Tool, per i Neurosis o per gli Isis: assimilare la loro musica significa ritrovarsi bombardati da input di matrice diversa che puntano in alto… giganti dai piedi di argilla che guardano verso le stelle. Non a caso sono tutti tra i miei gruppi preferiti per vari motivi (è da ieri sera che ho in loop questo pezzo, tra l’altro)
In realtà questo post inizialmente era concepito per spiegare perché i Genghis Tron sono il miglior gruppo della galassia. Sono un terzetto di Philadelphia: chitarra, voce e synth. Difficile dire cosa fanno: c’è l’IDM, c’è il grind, ci sono i Tangerine Dream, c’è il progressive nella ricerca ritmica e c’è la maestosità propria di un certo metal. Sono il miglior gruppo della galassia non solo perché riescono a mescolare tutto questo e tirarne fuori qualcosa di buono ed efficace, ma anche perché hanno un senso del riff straordinario e un talento per le dinamiche e la costruzione dei brani (Warm Wood ha un riff tra i migliori sentiti da anni, costruito progressivamente in maniera strepitosa). Li ascolti e pensi ‘occazzo, questi stanno facendo qualcosa a cui bisogna prestare attenzione’. Sprigionano un’intensità disumana in certi momenti, di quelle che ti metti a cantare a squarciagola con loro e pensi che potresti vomitare le budella da quanto ti fanno immedesimare (la parte finale di Blow Back). E’ appena uscito il loro nuovo album ‘Board Up The House’, qui c’è il loro MySpace e qui c'è un live in 3 parti che rende l'idea. Al momento, sono il miglior gruppo della galassia.

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