sabato 23 luglio 2011

Obsession

Le mie ossessioni preferite sono solitamente musicali. Quando (ri)inciampi in quel gruppo/brano/esecuzione che ti si pianta nel cervello e va in loop per giorni e giorni. A volte magari è solo un arrangiamento o un tipo di suono particolare, altre un brano o una band. I Neurosis, tra le mie ossessioni musicali, sono quelli che ricorrono più frequentemente. Posso non ascoltarli per mesi, ma prima o poi tornano sempre. E dire che quando li ho scoperti mi avevano affascinato solo superficialmente, salvo poi crescere senza sosta.
Rivederli dal vivo per l'ennesima volta ha fatto scattare di nuovo l'ossesione ciclica, così che da giorni ho in loop alcuni dei brani eseguiti in una scaletta che tra l'altro sfiorava la perfezione. Il record di ascolti l'ha raggiunto un pezzo nuovo, sentito per la prima volta durante il concerto e ritrovato in una registrazione live comparsa su YouTube.



Non so perché proprio questo pezzo sia saltato fuori prepotentemente tra tutti gli altri. Certo, è un brano classicamente Neurosis, con le dinamiche che si alternano alla perfezione e un'esplosione finale tesissima e liberatoria che si ritrova in quasi tutti i loro pezzi migliori. Ma non è neppure detto che alla fine venga ricordato tra il top della loro produzione. Ciò no toglie che è sempre qui che gira in loop e mi fa sbattere la testa ogni volta. E' quella tensione finale che mi prende e mi ribalta, che mi tiene sotto pressione e fa vibrare tutto. Non lo so perché. Da un lato la associo a una sorta di transizione intensissima e liberatoria, una sorta di catarsi che esorcizza, purifica e libera appunto. Sensazione che associo a molti altri brani del gruppo in realtà. Tipo quella End of the Harvest che avevo mai sentito dal vivo e che l'altra sera mi sono goduto con gran gusto, con l'urlo finale che sembra poter far crollare città intere.



In tutto questo comunque non c'è una logica che spieghi la mia ossessione. Potrei dire che la loro musica e l'intesità che sprigionano in qualche modo è sempre andata a combaciare con periodi particolari personali e sarebbe vero. Potrei dire anche il contrario, ovvero alcuni periodi particolari hanno coinciso con loro concerti o album e potrebbe essere vero (e anche in questo caso ho il sospetto che sarà così). Potrei dire che certi testi in alcune circostanze mi hanno sconquassato e che ogni volta che li ho intervistati è sempre saltato fuori un dettaglio o un argomento da cui emergevano punti di vista illuminanti o in totale sintonia con quelli che erano/sono le mie convinzioni e anche questo sarebbe vero. Oppure citare la loro spiritualità 'self-made', la loro totale trasparenza nell'affermare di essere una sorta di mezzo che concretizza musiche e parole che vengono da ben più in alto. Non basterebbe comunque a spiegare l'ossessione per questi cinque ragazzoni brutti come la fame, che non rivolgono una parola al pubblico mai in nessuna cirocstanza, non fanno un bis a morire, sono piuttosto scarsi singolarmente eppure insieme creano qualcosa che trascende tutti i singoli particolari e crea qualcosa di più grande, intenso, ipnotico, capace di inglobare anche il pubblico e portarlo da un'altra parte totalmente.
Insomma, non lo so spiegare. Ma mi piace. Caspita se mi piace.


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